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Fincantieri, FIM UILM: i danni della Fiom


19 / 01 / 2012 - Prendiamo atto del comunicato emesso dalla FIOM Nazionale in data 17 gennaio 2012, ci piacerebbe capire dove e in che modo la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori ha pagato.

Gli accordi di Palermo ed Ancona non sono altro che un maldestro tentativo da parte dei dirigenti della FIOM Nazionale di mascherare il fallimento della propria linea politica ed il dissenso, sempre più evidente, del proprio gruppo dirigente locale.

L’accordo di Palermo ieri e quello di Ancona oggi hanno peggiorato, nei fatti, l’accordo nazionale del 21 dicembre a Roma introducendo la clausola di raffreddamento e consegnando, come specificato nella nota a verbale, all’azienda la disponibilità in bianco a fare di tutto (...tutte le possibili azioni dell’azienda, ordinarie e straordinarie,...) per rispettare i tempi di consegna.

I lavoratori di Palermo, per l’incapacità dei dirigenti della FIOM Nazionale, ci hanno rimesso sia delle commesse (la nave Costa andata in Francia), compromettendo il rapporto con alcuni armatori, sia i soldi degli scioperi fatti per avere alla fine un accordo peggiorativo.

Lo stesso discorso vale per Ancona dove, dopo tanti proclami ed insulti a FIM ed UILM, si è giunti a condividere l’accordo del 21 dalla premessa alla gestione delle eccedenze: lo hanno fatto quando hanno capito che oggi la nave con le lamiere della commessa della Compagnie du Ponant, sarebbe passata davanti ad Ancona ed avrebbe proseguito per Marghera.

Anche in questo caso c’è il danno per aver fatto fare decine di ore di sciopero inutilmente ai lavoratori e la clausola di raffreddamento dando anche in questo caso mano libera all'Azienda con "strumenti ordinari e straordinari per consegnare le prossime navi in lavorazione”.

Sarebbe da capire alla fine perché la FIOM Nazionale ha sempre criticato l’accordo locale di Monfalcone (il primo fatto in data 20 settembre 2011) e condivide accordi peggiorativi che danno mano libera all’azienda di poter gestire le attività di commessa.

L’accordo unitario di Monfalcone, gli accordi di Trieste e Riva che vengono sottoscritti dalle stesse RSU FIOM, le contestazioni degli iscritti e delegati FIOM di Riva Trigoso al proprio coordinatore durante l’assemblea, il netto calo di consenso a Marghera, sono i segnali del fatto che la FIOM Nazionale non è più rappresentativa dei gruppi locali nella vertenza FINCANTIERI.

Capiamo quindi la necessità di rientrare senza voler ammettere che quello del 21 dicembre era un buon accordo, così come sostenuto anche dal Ministro Passera, ma almeno si poteva evitare di farlo peggiorando quelli esistenti, ma necessariamente unitari, per dare quindi la possibilità all’azienda di far valere la clausola di raffreddamento degli scioperi.

Una FIOM quindi che, come in passato, non si pone problemi a proclamare ore e ore di sciopero contro accordi che alla fine si dimostrano buoni e che comunque non esita a peggiorarne le condizioni pur di rientrare in gioco, infischiandosene delle possibili conseguenze per i lavoratori.

Ci viene spontanea una domanda: ma le 8 ore di sciopero servono alla Fiom per fare gli stessi accordi di Palermo e Ancona anche negli altri Stabilimenti?

Per quanto ci riguarda vogliamo rassicurare tutti i lavoratori di Fincantieri che gli accordi ci sono e sono validi, nessuno può metterli in discussione neppure chi, come la Fiom, dietro all'urlo "la lotta paga" nasconde intese peggiorative per tutti, che danno mano libera all'Azienda.

Come Fim e Uilm riteniamo invece che ora sia necessario incalzare il Governo a mantenere fede agli impegni assunti intervenendo verso le Istituzioni locali partendo da Genova e la Campania per sbloccare quelle attività (Plasmare) che porterebbero subito ferro in quei cantieri oggi ancora più in difficoltà degli altri.

La FIOM non ha firmato accordi negli ultimi anni: digli di continuare!!!! Almeno non peggiorerà quelli esistenti.

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