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Sciopero generale (venerdì 12 marzo 2010)

27 / 01 / 2010 - La necessità di fronteggiare la crisi economica ed i suoi effetti sull’occupazione, l’urgenza di interventi immediati per un riequilibrio del carico fiscale a vantaggio di lavoratori dipendenti e pensionati e un cambio di marcia nelle politiche sull’immigrazione sono al cuore della mobilitazione della CGIL e dello sciopero generale proclamato per il 12 marzo. Lo ha detto il segretario generale Guglielmo Epifani nella relazione di apertura del direttivo CGIL.

E’ preoccupante il quadro determinato dalle diverse crisi industriali, dall’Alcoa alla Fiat nel Mezzogiorno, da Omega-Eutelia a Porto Marghera: quest’anno e anche il 2011 si segnalano come molto difficili per l’occupazione, -ha detto Epifani, sottolineando che- senza un piano complessivo di politica industriale, non solo per i diversi settori ma anche territoriale, sarà molto difficile trovare una soluzione.

Ma dal governo non sembra arrivare nessun segnale in questo senso e il peso più grave si avverte nel Mezzogiorno “dove in intere aree sta diventando molto concreto il rischio di desertificazione industriale”.

Nessun piano di intervento concreto per il sud ma progetti come il ponte sullo Stretto che “mostra sempre più di non avere alcun senso, a cominciare dal rapporto costi-benefici. Molto più utile sarebbero interventi di riqualificazione e messa insicurezza del territorio e di politiche ambientali miranti al risparmio energetico”.

Il primo obiettivo dello sciopero generale, dunque, è la richiesta al governo di mettere in campo, oltre che un programma complessivo di politica industriale nel quale considerare le diverse aree di crisi, politiche di sostegno del reddito che vadano dal prolungamento e rafforzamento della cassa integrazione, all’allungamento dei massimali della disoccupazione a interventi a favore dei lavoratori precari che hanno perso il lavoro. Un richiamo è rivolto anche alle imprese affinché “non usino questa crisi, e in qualche caso sta avvenendo, come pretesto per licenziare ed abusare della mobilità”.

Secondo obiettivo è il riequilibrio del prelievo fiscale.

Nel governo in questo momento c’è una grande confusione sul fatto di intervenire o meno sul fisco e nessuna risposta è arrivata alla nostra lettera sul tema. Non si può aspettare che un gruppo di studio esamini il problema, come dice il ministro Tremonti. E’ necessario intervenire subito perchè il carico fiscale pesa in modo ormai intollerabile prevalentemente sul lavoro dipendente e sulle pensioni e se non si cambia rotta, per effetto del drenaggio fiscale a fine legislatura il lavoro dipendente registrerà un aumento di tre punti del prelievo.

La questione fiscale è un grande elemento redistributivo:

non si tratta solo di tagliare le tasse in sé ma di riequilibrare in modo più equo la distribuzione, soprattutto in una fase di grande difficoltà economica come questa, perché da 30 anni è in atto un processo che sposta il peso del prelievo dalla rendita ai redditi da lavoro.

In questo senso

è poco convincente l’ipotesi di spostare il prelievo da imposizione diretta a indiretta. Non è sbagliata in sé ma in questa fase potrebbe pesare sui consumi popolari e anche riaccendere qualche spirale inflazionistica e non affronterebbe, comunque, il tema centrale di una più equa distribuzione.

Terzo importante obiettivo dello sciopero sono le politiche sull’immigrazione.

Dopo i gravi fatti di Rosarno, che sono stati un segnale grave della profonda esasperazione di quei lavoratori sfruttati, terremo in Calabria due iniziative, una di categoria e una confederale. Faremo pressioni a tutti i livelli per riprendere l’iter di una legge sulla cittadinanza e per arrivare a correggere gli aspetti più gravi dalle leggi di questo governo sugli immigrati. E’ tema centrale dello sciopero generale perché penso -ha detto Epifani- che sia una questione da affrontare unitariamente. Per questo trovo sbagliato uno sciopero di soli migranti: non credo sia la strada migliore usare uno strumento che isola e contrappone e questa è anche l’opinione di tanti lavoratori migranti ascoltati in questi giorni. E’ bene che crescano soggettività e unità, trovo migliori le lotte che uniscono.

(Fonte Cgil)





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