Torino - Manifestazione Indesit, gruppo Merloni: 'Uomini e donne 'lavastoviglie'', 'Non siamo in vendita' Il Corteo - Uomini e donne 'lavastoviglie', numerose bare a significare il futuro dei lavoratori dello stabilimento Indesit di None, se l'azienda confermerà l'annunciata chiusura e una lavoratrice da Caserta vestita da sposa con tanto di bouquet di rose rosse per dire no al divorzio tra la Indesit e lo stabilimento pinerolese. Così migliaia di lavoratori del gruppo degli otto stabilimenti italiani del gruppo Merloni si sono dati appuntamento (venerdì 20 marzo, ndr) a Torino per la manifestazione nazionale promossa da Fim, Fiom e Uilm e accompagnata da otto ore di sciopero, per dire no alla chiusura dello stabimento di None dove si producono lavastoviglie e che occupa oltre 600 addetti.
Gli striscioni - “E' presente anche lo striscione listato a lutto della ThyssenKrupp. Ad aprire il corteo lo striscione dei lavoratori dell'Indesit di None che recita 'Non siamo in vendita'. Tra gli striscioni anche quello dei commercianti e degli artigiani del pinerolese e delle valli olimpiche che chiede di dare 'Valore al lavoro'”.
La dichiarazione di Gianluca Ficco - L'obiettivo della nostra mobilitazione è indurre l'azienda a riprendere il negoziato allo scopo di scongiurare chiusura e licenziamenti".
Così il coordinatore nazionale del settore elettrodomestico della Uilm Gianluca Ficco, commenta la manifestazione nazionale dei lavoratori Indesit per dire no alla chiusura dello stabilimento di None dove lavorano circa 600 addetti.
Oggi sono affluiti da tutti gli stabilimenti Indesit d'Italia 750 colleghi a cui va il nostro plauso e il nostro ringraziamento -aggiunge- non ci rassegnamo e crediamo che la capacità di mobilitazione dei lavoratori dell'intero gruppo riuscirà a centrare l'obiettivo. Alla manifestazione partecipano delegazioni degli stabilimenti di Caserta, Fabriano, Bergamo e Treviso.
Il settore dell'elettrodomestico -conclude Ficco- sta vivendo un momento di grave difficoltà, per questo dobbiamo tutti insieme provare a salvarlo poichè rappresenta il secondo settore industriale italiano e dà occupazione, secondo i dati più recenti a circa 150mila persone fra dirette e indirette.
(Ufficio Stampa Uilm)
22 / 03 / 2009
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